L'INTERVENTO NEUROPSICOMOTORIO NEI DISORDINI DELLA FUNZIONE VISIVA

cura-occhi-ovunque

OBIETTIVI, AZIONI E SETTING IN ETA' PRECOCE 0-3

Livia Laureti, Laura Lonetti

TNPEE, Centro integrato per l'educazione e la riabilitazione visiva "C.Monti", AOU Careggi-Firenze

TNPEE, NPM Bambini in Movimento Soc.Coop.Soc., Scandicci (FI)

 

SOMMARIO

L’articolo descrive la specificità dell’intervento neuropsicomotorio nei disordini della funzione visiva in età 0-3 e propone un modello operativo di training per l’abilitazione visiva precoce attraverso la presentazione di tre casi clinici dove vengono descritti obiettivi, attività e setting pensati per il bambino con disordine visivo e per i suoi caregiver.

 

INTRODUZIONE

La specificità dell’intervento abilitativo visivo si colloca all’interno dell’approccio tipico neuropsicomotorio in quanto sostiene le funzioni emergenti che si trasformano nel tempo, attraverso una visione olistica ed ecologica, dove il rispetto della dimensione affettivo-relazionale del bambino e del suo ambiente di vita costituiscono sempre lo sfondo di ogni azione.

Dopo aver osservato e valutato la funzionalità visiva tramite l’interazione diretta con il bambino, lo scambio attivo di informazioni fornite dai genitori e la documentazione pervenuta, il neuropsicomotricista è in grado di formulare e di condividere con questi ultimi i primi obiettivi del training nel quale la predisposizione del setting, la selezione degli oggetti e la cura dei materiali assumono particolare rilevanza fino a impegnare il TNPEE nella realizzazione di sussidi «personalizzati», pensati appositamente per quel bambino e per i suoi genitori.

La struttura e la specificità del training di abilitazione visiva in età precoce 0-3 anni che presentiamo nascono dall’esperienza del Centro integrato per l’educazione e la riabilitazione visiva dell’AOU Careggi di Firenze 1 , dove il terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva collabora con l’équipe specialistica (costituita da oculista, ortottista e psicologo) nella valutazione e nel monitoraggio della funzionalità e dell’uso adattivo della vista in bambini con importanti disordini della funzione visiva e propone, ove necessario, la conduzione di cicli di abilitazione visiva precoce per i bambini di età compresa tra gli 0 e i 3 anni.

In considerazione delle peculiarità di sviluppo della fascia d’età presa in esame e dell’importanza che la funzione visiva riveste nella costruzione delle competenze evolutive motorie, cognitive, comunicative e relazionali sin dalla nascita, le finalità generali del training di abilitazione visiva in età precoce sono:

  • sostenere e/o migliorare l’esercizio delle competenze visive di base (aggancio, fissazione, inseguimento) e promuoverne l’uso adattivo;
  • sostenere l’emergenza e/o il consolidamento delle competenze di sviluppo in cui è implicata la vista anche attraverso l’investimento e il potenziamento degli altri canali sensoriali;
  • offrire ai caregiver una guida costante e puntuale al trasferimento di modalità interattive efficaci, sia per promuovere maggiormente l’uso della funzione visiva nella comunicazione, sia per favorirne l’integrazione con le altre abilità.

Ogni training prevede generalmente la seguente struttura temporale, suscettibile di variazioni per cadenza, durata e numero degli incontri in relazione ai bisogni specifici del bambino e della sua famiglia:

  • primo colloquio di conoscenza con i genitori del bambino e di presentazione delle finalità generali e delle modalità operative;
  • tre incontri settimanali di un’ora ciascuno di osservazione-valutazione della funzionalità visiva e del profilo psicomotorio del bambino, finalizzati a definire obiettivi specifici per lo sviluppo della funzione visiva e obiettivi generali per la promozione dello sviluppo globale;
  • dieci incontri a cadenza settimanale di circa un’ora ciascuno di abilitazione visiva;
  • un incontro conclusivo con i genitori finalizzato alla restituzione del percorso svolto e alla condivisione di strategie, strumenti e attività utili alla promozione della funzione visiva integrata.

Gli incontri si svolgono nella stanza di terapia neuropsicomotoria dove il TNPEE accoglie il bambino accompagnato da almeno un genitore, che rimane sempre presente come «base sicura» necessaria per far sì che il proprio figlio si affidi gradualmente al terapista. La possibilità di assistere e partecipare agli incontri permette al caregiver di comprendere contestualmente le azioni del TNPEE e di osservare modalità interattive efficaci da trasferire anche nella quotidianità. La modalità con cui il TNPEE si offre, propone e orienta l’attività è quella peculiare dell’intervento neuropsicomotorio, dove la cornice di gioco si crea sintonizzandosi attraverso micro-azioni costituite da variazioni di postura, da regolazioni toniche, dall’accentuazione della mimica, da vocalizzi, ripetizioni, amplificazioni e integrazione di gesti e/o suoni.

Il materiale selezionato o appositamente creato permette al terapista di elicitare e consolidare le competenze visive di base e allo stesso tempo di favorire e sostenere la motivazione del bambino, nel rispetto del suo profilo evolutivo e tenendo presente anche la fascia d’età di riferimento, in cui si assiste a una crescita graduale dell’esplorazione e della sperimentazione autonoma verso l’oggetto d’interesse (Wille, 1998).

Di seguito vengono sintetizzate le caratteristiche fisiche specifiche degli oggetti e dei materiali utili a favorire e a sollecitare un maggiore investimento delle funzioni visive di base, insieme alle modalità generali con cui presentarli al bambino.

 

COMPETENZE VISIVE DI BASE

MATERIALI

Caratteristiche degli oggetti/materiale:

  • possibilità di auto-illuminazione e/o di richiamo sonoro;
  • colori brillanti e contrastanti (bianco/nero, rosso/bianco, blu/giallo);
  • consistenze e caratteristiche tattili diversificate;
  • devono essere leggeri e adatti anche alla prensione manuale dei bambini più piccoli o con difficoltà neuromotorie.

MODALITA' DI PRESENTAZIONE

Presentare l’oggetto centralmente a circa 20-30 cm dal viso del bambino seguendo le diverse direzioni nello spazio (sul piano orizzontale: destra-sinistra; sinistra-destra; sul piano verticale dall’alto verso il basso e dal basso verso l’alto; in diagonale; vicino-lontano); aumentare pian piano la distanza fino a dove il bambino è in grado di mantenere l’inseguimento e la fissazione. Proporre sia materiale luminoso sia materiale ad alto contrasto cromatico per rilevare eventuali differenze nel comportamento visivo del bambino, identificando facilitazioni e barriere.

A conclusione del ciclo di incontri previsti da ogni training il TNPEE consegna ai genitori il seguente materiale:

  • relazione descrittiva del ciclo d’intervento condotto e completa del protocollo sincronico di osservazione-valutazione visiva compilato e presentato in questa rivista nella sezione «Approfondimenti»;
  • scheda SON di Gison, Minghelli e Di Matteo (2007) compilata in ingresso e in uscita;
  • dvd con un filmato di una decina di minuti che raccoglie i passaggi più significativi del training, al fine di esemplificare e condividere materiali e modalità interattive oltre che con i genitori anche con i professionisti in ambito educativo e sanitario che seguono il bambino.

La scelta dei casi è stata guidata dal desiderio di offrire un’esemplificazione il più diversificata possibile delle variabili, collegate all’età, alla diagnosi clinica generale e alla patologia oculare, che determinano la specificità di ogni intervento e che ne possono influenzare l’efficacia.

I cicli di abilitazione visiva descritti sono sempre stati condotti da due TNPEE, la cui presenza contemporanea nella stanza ha consentito di:

  • equilibrare lo spazio di attenzione e ascolto offerto al bambino e ai suoi caregiver;
  • confrontarsi sulle competenze osservate e sulle interazioni avvenute, anche attraverso l’analisi di alcune riprese video, integrando oggettività e soggettività.

 

Caso clinico 1

Il primo caso clinico riguarda S.G. (età: 5 mesi e mezzo). Il bambino presenta coloboma retinico, labiopalato-schisi, difetto del setto interventricolare perimembranoso, ipertensione polmonare, ipertrofia del ventricolo destro.

Sul piano neuropsicomotorio si riscontra un ritardo delle tappe fisiologiche dello sviluppo e basso peso per l’età cronologica.

Dai referti oculistici emergono una severa compromissione della funzionalità visiva e un modesto utilizzo adattivo della vista. Il piccolo S. giunge presso il nostro servizio per una consulenza finalizzata a un approfondimento sulla valutazione della funzionalità visiva e dell’uso adattivo della vista all’età di 5 mesi e mezzo. L’incontro di osservazione si svolge in presenza di entrambi i genitori, molto preoccupati poiché, riferiscono, gli oculisti non hanno dato loro molte speranze.

L’ambiente è inizialmente mantenuto in penombra e successivamente illuminato con luce naturale proveniente da destra. Durante le proposte dirette della TNPEE per sollecitare l’uso della funzionalità visiva, S. rimane prima seduto in braccio al padre; accetta in seguito di stare seduto sul tappeto sostenuto da un sistema posturale semirigido posteriore e di essere preso in braccio dalla TNPEE; manifesta con un pianto immediato di non gradire la posizione supina sul tappeto, ma si lascia consolare facilmente non appena viene preso di nuovo in braccio. Il bambino entra in relazione con facilità con la TNPEE che inizia a interagire con lui frontalmente; nel contatto vis à vis presenta attenzione al volto dell’altro e mantiene il contatto visivo; la mimica facciale è povera e poco variata rispetto all’età; il padre riferisce che inizia ora, a distanza molto ravvicinata, a rispondere ai suoi sorrisi. La TNPEE avvia la presentazione di alcuni oggetti e materiali selezionati tra quelli con maggiore contrasto visivo e luminosi con ambiente oscurato, a una distanza di sguardo compresa tra i 15 e i 30 cm, entro la quale S. mostra una risposta visiva: nel complesso l’aggancio è presente nelle varie posizioni dello spazio a distanza di circa 20 cm ed è più immediato se l’oggetto viene presentato centralmente o nell’emispazio di sinistra; la fissazione è piuttosto stabile e ha una durata adeguata all’età; l’inseguimento lento dell’oggetto lungo l’asse orizzontale è presente su entrambi i lati, ma avviene con maggiore fluidità verso sinistra, sostenuto dal movimento del capo che il bambino ruota in direzione dell’oggetto da seguire; l’inseguimento sull’asse verticale è in fase emergente, il bambino compie infatti alcuni tentativi per guardare l’oggetto che si sposta verso l’alto e abbassa lo sguardo per mantenere il contatto seppure non sistematicamente.

A conclusione dell’osservazione si definiscono gli obiettivi da perseguire in un primo ciclo di abilitazione visiva e le attività correlate volte soprattutto a sostenere le competenze di inseguimento verso destra e sull’asse verticale, l’esercizio della coordinazione occhio-mano e quello della coordinazione bimanuale.

Si individuano inoltre le facilitazioni ambientali (distanza di presentazione degli oggetti non superiore a 20-35 cm e comunque proporzionata alla loro dimensione; illuminazione dell’ambiente e provenienza della fonte luminosa) e quelle per sostenere l’apprendimento e la comunicazione, attraverso la selezione e la modalità di presentazione degli oggetti (uno o massimo due alla volta per un tempo sufficiente affinché il bambino riesca a esaurire il suo interesse); l’arricchimento e la variabilità d’uso degli stessi da parte dell’adulto per sostenere l’imitazione del bambino; la cura nella stabilizzazione posturale per ridurre la fatica che l’investimento del sistema visivo non integro comporta; il rispetto dei segnali di stanchezza attraverso la previsione di pause o l’alternanza d’uso degli oggetti proposti.

Negli incontri successivi si calibrano la qualità e la durata delle interazioni, in base alle risposte del bambino, introducendo gradualmente anche nuovi oggetti per sollecitare un arricchimento degli schemi di azione e delle condotte visive.

Il percorso si conclude alcuni incontri prima del previsto a causa di un intervento chirurgico al cuore già in programma; i genitori hanno tuttavia acquisito modalità interattive adeguate e, nell’ambiente domestico, hanno adottato gli accorgimenti visivi utili.

Ci si accorda per un monitoraggio presso il servizio dopo il periodo di convalescenza e per una successiva osservazione presso l’asilo nido in cui il bambino è stato iscritto, che preveda anche uno spazio di ascolto e scambio con le educatrici finalizzato alla condivisione di facilitazioni, strategie, tipologia di giochi e di attività e loro modalità di presentazione, per sostenere e arricchire lo sviluppo delle funzioni emergenti e di quelle in via di consolidamento.

 

Caso clinico 2

Il secondo caso clinico riguarda G.T. (età: 10 mesi)

La bambina presenta disprassia oculare in un quadro di sviluppo neuropsicomotorio nella norma. I referti oculistici descrivono movimenti del capo che anticipano quelli degli occhi; non c’è una completa assenza delle saccadi 2 che si possono elicitare con una stimolazione di tipo optocinetico.

La piccola G. è afferita al nostro servizio tramite richiesta diretta della madre su indicazione dell’oculista, che ha suggerito di verificare l’eventuale attivazione di un ciclo di abilitazione visiva.

Gli incontri con la bambina si svolgono in presenza della madre che rimane seduta a poca distanza dalla figlia, in un ambiente illuminato con luce naturale proveniente dalla finestra laterale. G. accetta di rimanere sul tappeto insieme alla TNPEE e si dimostra curiosa, attenta e partecipe sin dal primo incontro; esplora l’ambiente circostante con lo sguardo, talvolta guarda la madre per ritrovare conforto o incoraggiamento alle sue azioni o ricercarne un breve incoraggiamento verbale. Sul tappeto G. mantiene la postura seduta in maniera stabile e adeguata per l’età; osserva, afferra e manipola con entrambe le mani gli oggetti presentati; talvolta si sporge anteriormente e raggiunge la postura quadrupedica per avanzare di poco, quando la TNPEE la motiva a raggiungere gli oggetti posti al di fuori del suo raggio d’azione.

Durante l’osservazione la TNPEE propone una serie di oggetti (palline, molle, sonagli, burattini a forma di animali) a una distanza di sguardo iniziale di circa 30 cm; li presenta e li ferma in posizioni differenti nello spazio anteriore e laterale; li sposta lentamente, poi gradualmente in maniera più rapida in orizzontale, in verticale e in entrambe le direzioni; anticipa la presentazione o il cambio di oggetto e ne accompagna l’uso con un commento vocale modulato ed enfatizzato, per sostenere la motivazione e la permanenza della bambina sulle attività proposte. G. afferra gli oggetti con entrambe le mani o con una mano sola a seconda della loro dimensione e della parte di spazio in cui li percepisce; li passa da una mano all’altra, li porta alla bocca, li scuote; è in grado di selezionare e usare un solo oggetto quando ne vengono presentati due per volta; quando è stanca o poco motivata lo dichiara vivacemente opponendosi con il gesto e vocalizzi brevi di lamento.

Dai primi incontri si rilevano:

  • integrità della competenza visiva di aggancio;
  • lieve difficoltà di fissazione, che avviene con rotazione del capo verso il punto di interesse (il movimento della testa anticipa quello degli occhi bloccati lateralmente in direzione opposta);
  • inseguimento visivo verticale lento: fluido e funzionale in entrambe le direzioni;
  • inseguimento orizzontale lento: interrotto e compromesso dai movimenti a scatto del capo evocati dalla bambina in maniera automatica per lanciare una nuova saccade e continuare a seguire l’oggetto.

Le difficoltà di fissazione e inseguimento visivo aumentano proporzionalmente alla distanza a cui viene proposto l’oggetto/attività e sono più evidenti nello spazio ampio del tappeto di un metro e mezzo, dove la bambina è impegnata a mantenere il controllo posturale e motorio, oltre che visivo, per seguire oggetti e azioni della terapista. Per esempio, durante il gioco con la palla che la TNPEE fa rotolare sul tappeto, G. s’impegna a controllare visivamente la palla, ma quando tenta di gattonare per raggiungerla i movimenti a scatto del capo per seguirla aumentano, con conseguente perdita della fissazione e dell’orientamento.

Gli obiettivi specifici stabiliti a breve termine consistono nel migliorare le competenze visive di fissazione e inseguimento sollecitando strategie di compenso come l’ammiccamento, per ridurre il ricorso spontaneo al riflesso vestibolo-oculare attivato con il movimento del capo.

Gli obiettivi generali per la promozione dello sviluppo psicomotorio globale riguardano invece in particolare l’esercizio della coordinazione occhio-mano, di quella bimanuale e l’aumento dei tempi di attesa.

Il setting in cui si sono svolti gli incontri di abilitazione visiva è stato organizzato in due ambienti spazio-temporali: in una prima parte dell’incontro la bambina rimaneva seduta sul passeggino, per garantire una posizione stabile e ridurre i fattori di distrazione, condizioni necessarie per sostenere l’esercizio delle competenze visive di base; la seconda parte dell’incontro si svolgeva sul tappeto, dove la bambina sperimentava i passaggi posturali e le prime modalità di spostamento emergenti all’interno di proposte finalizzate a promuovere il controllo visivo in uno spazio più ampio, e le coordinazioni occhio-mano e bimanuale.

La TNPEE ha realizzato alcuni supporti specifici per esercitare le abilità di fissazione e inseguimento, tra i quali: un pannello rettangolare di dimensioni 20 x 60 cm a strisce bianche/nere con binario sinusoidale su cui far scorrere una pallina di colore brillante e una nave in cartone da imballaggio a strisce bianche/nere, con finestre e oblò distanti tra loro 3 e 5 cm, da cui fare comparire gli oggetti di maggiore interesse per la bambina.

Al termine del ciclo di abilitazione visiva, frequentato con costanza, si sono registrati maggiori disponibilità e attenzione in tutte le attività proposte e un miglioramento delle competenze visive di inseguimento lento orizzontale e di fissazione, con emergenza del compenso di ammiccamento, più frequente durante il mantenimento della postura seduta, nello svolgimento di attività bimanuali e oculo-manuali.

Ci si accorda per un monitoraggio a lungo termine presso il servizio e presso la struttura educativa frequentata dalla bambina, per verificare il mantenimento del miglioramento raggiunto nell’esercizio della funzione visiva, e per rispondere tempestivamente a eventuali bisogni futuri che potrebbero discendere dalla sempre più stretta integrazione della funzione visiva con le altre competenze evolutive motorie e cognitive in via di acquisizione.

 

Caso clinico 3

Il terzo caso clinico riguarda B.R. (età: 20 mesi)

La bambina presenta un importante ritardo psicomotorio e deficit visivo centrale in un quadro di tetraparesi da esiti di trauma cranico encefalico con idrocefalo derivato, avvenuto a un mese dalla nascita, per grave incidente stradale.

La piccola B. giunge presso il nostro servizio all’età di 16 mesi, su indicazione della neuropsichiatra infantile e della fisioterapista del territorio che hanno preso in carico la bambina in seguito al trauma che ha determinato il quadro clinico. La partenza del training abilitativo decorre circa 4 mesi dopo la prima osservazione in seguito al ricovero in un’altra struttura riabilitativa.

Il primo incontro di osservazione si svolge con la bambina prima in braccio al padre, poi seduta sul tappeto con contenimento di un cuscino semirigido a ciambella in ambiente illuminato da luce naturale proveniente da destra. Si osservano: controllo del capo inclinato sulla spalla destra poco stabile; controllo del tronco non ancora acquisito; repertorio di schemi d’azione ridotto per l’età, con possibilità di afferrare, scuotere e portare alla bocca gli oggetti presentati a una distanza di circa 30-35 cm (più oltre si rileva una diminuzione dell’interesse visivo) in particolare con la mano destra, mentre l’arto superiore sinistro è mantenuto flesso al gomito in deviazione ulnare con mano chiusa a pugno.

B. appare serena e disponibile per circa mezz’ora in maniera continuativa, dopo la quale inizia a mostrare cenni di scarso interesse e di stanchezza. Mostra maggiore curiosità per oggetti che suonano e/o si illuminano (lucine a led, palline, palette illuminate, campanelle, maracas, catenelle) e si affida spesso all’udito per direzionare capo e sguardo verso i rumori prodotti dalla TNPEE che le interessano. Alla distanza indicata B. è in grado di agganciare e fissare l’oggetto in posizione centrale e verso sinistra; di inseguire lentamente un oggetto in movimento in maniera instabile, meglio verso sinistra, aiutandosi con il movimento del capo; l’inseguimento sull’asse verticale risulta critico. Nel secondo incontro, avvenuto dopo quattro mesi, B. mostra un incremento della qualità attentiva e dell’interesse verso l’azione della TNPEE con oggetti posti nello spazio peri-personale. L’aggancio resta possibile in posizione centrale e nell’emispazio sinistro, mentre è discontinuo e instabile in quello destro; la fissazione è presente e stabile

per oggetti di dimensioni medio-grandi, più prolungata a sinistra; ci sono evidenti difficoltà di integrazione visuo-motoria; l’inseguimento verticale continua a essere difficilmente evocabile. La bambina presta attenzione alle attività proposte per un tempo più sostenuto, partecipa utilizzando il canale visivo, uditivo, tattile e mostra un repertorio di schemi d’azione poco più ampio (afferrare, scuotere, battere, accarezzare, strofinare al viso) che esercita utilizzando per tempi maggiori e prevalentemente con la mano destra.

Gli obiettivi a breve termine individuati e le attività correlate consistono in:

  • esercitare l’aggancio e l’inseguimento orizzontale verso destra, con aumento progressivo della velocità di spostamento dell’oggetto;
  • promuovere l’inseguimento verticale;
  • favorire il consolidamento della coordinazione occhio-mano e dell’integrazione visuo-motoria (staccare e attaccare piccoli oggetti da/su un pannello con velcro, sfilare oggetti da supporti, estrarre/inserire oggetti variando la posizione spaziale del contenitore);
  • sostenere la coordinazione bimanuale, soprattutto il coinvolgimento dell’arto superiore sinistro attraverso attività di cooperazione delle mani (trattenere tra le mani una palla leggera di medie dimensioni; tirare una molla; aprire una scatolina).

B. partecipa inizialmente seduta con sostegno del cuscino a ciambella oppure sul passeggino, successivamente su una seggiolina acquistata dai genitori, con un tavolino ad altezza adeguata. La TNPEE seleziona per B. oggetti idonei dai colori vivaci e contrastanti, di materiale differente per consistenza e di peso leggero, così da guidarla prima nella fissazione e nell’inseguimento dell’oggetto proposto, poi nella prensione e nella successiva manipolazione. Gli oggetti sono presentati sempre uno alla volta e per un tempo sufficiente alla bambina per organizzare una risposta visuo-motoria efficace. La terapista anticipa

verbalmente le attività o gli oggetti che verranno proposti; durante la conduzione delle azioni di manipolazione e bimanuali utilizza anche una guida gestuale e fisica per fornire un sostegno prossimale agli arti superiori, in particolare a quello sinistro più compromesso. Durante gli incontri la TNPEE orienta l’attenzione dei genitori presenti in stanza sulla tipologia di attività proposte e sulle modalità con cui vengono presentate.

A conclusione del training di abilitazione visiva la TNPEE, in accordo con i professionisti dei servizi territoriali, condivide con i genitori l’importanza di proseguire un intervento neuropsicomotorio a sostegno dello sviluppo globale della bambina. I genitori si rivolgono a un centro di terapia neuropsicomotoria vicino alla loro abitazione, i cui operatori, in continuità con l’intervento di abilitazione visiva appena concluso, inseriscono l’attività di consolidamento delle abilità visive di base in un progetto terapeutico più ampio volto al sostegno delle competenze posturo-motorie, cognitive e relazionali della bambina in lenta e graduale evoluzione. Le neuropsicomotriciste dei due servizi stabiliscono un confronto periodico, mantenendo un costante raccordo con la neuropsichiatra e la fisioterapista. Vengono effettuate alcune osservazioni partecipate presso l’asilo nido, in cui nel frattempo la bambina è stata inserita, allo scopo di favorire l’integrazione tra la dimensione educativa e quella riabilitativa: competenze emergenti, facilitazioni, strategie individuate nella terapia neuropsicomotoria sono condivise con i genitori e con le educatrici. Grazie a questa modalità operativa integrante, l’équipe dei professionisti riesce ad accompagnare e sostenere i genitori nel faticoso percorso di riconoscimento dei limiti e delle potenzialità della bambina, intessendo nuove maglie di collegamento ogni qualvolta essi si rivolgono ad altri servizi o attivano ulteriori operatori, spinti dall’urgenza di fare di più e dal bisogno di un «recupero riparatorio» che fronteggi il trauma subito, lasciando loro il tempo necessario per la trasformazione di quei sentimenti di rabbia, dolore e colpa che, sotto pelle, affiorano.

 

CONCLUSIONI

Il training di abilitazione visiva presentato si integra nella pratica neuropsicomotoria che si occupa in modo specifico dei disturbi e delle atipie del neurosviluppo in età evolutiva. L’intervento abilitativo nella fascia d’età 0-3 affronta precocemente i rischi di sviluppo che il disturbo sensoriale visivo congenito comporta; consente inoltre di riconoscere le competenze emergenti, di promuovere l’uso adattivo della funzione visiva e la sua migliore integrazione con le altre funzioni percettive, motorie, cognitive e relazionali. All’interno di una visione olistica ed ecologica, che vede come protagonisti il bambino e la sua famiglia, il training risulta essere un momento importante dove il neuropsicomotricista accompagna i genitori nel riconoscimento delle caratteristiche e dei bisogni del proprio figlio, anche attraverso indicazioni concrete sulle modalità interattive e sulla tipologia di giochi e di attività da proporre per promuovere e sostenerne la crescita.

Il training è inoltre un’occasione per monitorare lo sviluppo globale del bambino a partire dai bisogni derivanti dalla compromissione visiva, e per orientare i genitori ad avviare, ove necessario, un intervento neuropsicomotorio più ampio, condiviso con i professionisti di riferimento e con gli operatori che contribuiranno alla crescita del bambino.

  1. Linee di indirizzo per la riabilitazione visiva nel Servizio Sanitario della Regione Toscana, delibera n. 751 del 21.07.2015.
  2. Rapidi movimenti degli occhi eseguiti per portare il target di interesse a coincidere con la fovea, zona della macula che possiede il più alto potere di discriminazione visiva. Le saccadi, una volta iniziate, non possono essere interrotte o modificate.

 

ABSTRACT

This article describes the specificity of neuro psychomotor treatment for children from 0-3 with visual disorders. It offers a working model for early visual training through the presentation of three clinical cases in which objectives, activity and setting, created for a child with a visual disorder and his/her caregivers, are described.

 

BIBLIOGRAFIA

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