L'OSSERVAZIONE NEUROPSICOMOTORIA

 

Claudio Ambrosini, Ferruccio Cartacci, Giovanna Gison

 

Alcune premesse sull’atto dell’osservare e i suoi principi introducono una sintesi delle tematiche specifiche legate all’osservazione neuropsicomotoria, il suo setting, i suoi obiettivi e i suoi parametri espressi attraverso alcune mappe esplicative. Segue una riflessione sull’approccio descrittivo e «partecipato» all’osservazione.

 

L’OSSERVARE

L’osservazione è un complesso di operazioni che si svolgono con un fine, appunto quello dell’osservare, che rappresenta un verbo che può assumere sfumature diverse nella lingua italiana: guardare o esaminare con attenzione, considerare con cura; rilevare; curare attentamente, mantenere con cura; adempiere, non trasgredire [...] (Zingarelli,

2008); osservare deriva dal latino observare ed è composto da ob— davanti, innanzi — e servare — salvare, conservare, serbare, preservare, custodire intatto, mantenere, non violare (Ambrosini, 1996b; Berti e Comunello, 2011).

È indubbio che gli «occhi» rivestano un ruolo importante nell’osservare, ma le differenti definizioni ci inducono a considerare questo atto come qualcosa di molto complesso, che pone in gioco sensorialità, percezione, storie individuali e interazioni. L’osservante è colui che compie l’atto dell’osservazione mentre l’osservato rappresenta il fenomeno da osservare.

Due tra i significati citati sopra rivestono per noi particolare interesse: «mantenere con cura» e «non trasgredire», poiché ci portano subito dentro la relazione terapeutica neuropsicomotoria, il cui compito è aver cura, essere cioè interessati al bambino preservando le sue azioni all’interno di una dinamica evolutiva.

«Per osservare non è sufficiente esaminare con attenzione il fenomeno, ma esso deve essere mantenuto vivo

preservandolo con costanza davanti agli occhi. E perché ciò accada è necessario un feedback continuo tra osservato e osservante» (Ambrosini, 1996b, p. 113). Infatti «non è possibile osservare eventi esterni senza che vi sia l’intervento di processi soggettivi interni, percettivi o cognitivi» (Ambrosini e Wille, 2005, p. 225) e processi emotivi che determinano legami tra le persone coinvolte nell’osservazione.

 

L’OSSERVATORE IN TERAPIA NEUROPSICOMOTORIA

Nell’atto osservativo si confrontano:

– il punto di vista dell’osservatore;

– l’oggetto osservato;

– il contesto in cui tale ascolto si effettua.

In terapia la particolare prospettiva che assume l’operatore, il suo punto di vista, ha delle caratteristiche di selettività soggettiva (coglie elementi in base alla sua sensibilità, personalità, stato d’animo, ecc.) e altre governate dalla sua specifica formazione clinica e dai suoi strumenti d’indagine, dalla presa in carico terapeutica, dalla domanda d’aiuto

dall’invio da parte di un altro operatore e dai dati conoscitivi che precedono l’osservazione.

La più ampia consapevolezza di questi fattori in gioco rappresenta la precondizione dell’efficacia del suo atto.

L’oggetto della sua osservazione, l’espressività del bambino nel suo rapporto con lui e con l’ambiente, influenza il suo compito valutativo, provocando reazioni, sollecitandone l’immaginario ed evocando di volta in volta specifici quadri teorici, metodologici ed espressivi ai quali attingere per costruire ipotesi di inquadramento clinico, di interazione e di presentazione del setting.

Il contesto facilitante in cui si effettua l’osservazione ha una sua costanza, che costituisce la cornice di riferimento di tutta l’attività del terapista, ma viene anche modulata sulla base dei dati iniziali e delle vicende interattive che lì si compiono. Quindi circoscrive e influenza dinamicamente l’osservatore, in quanto ogni atto del bambino lo modifica.

L’osservazione è in fondo un’esperienza percettiva, «cioè un’esperienza fisiologica regolata soggettivamente.

Ne conseguono tante “visioni” quanti sono gli osservatori» (Cartacci, 2002, p. 117). Se da un lato sembrerebbe impossibile condividere un’esperienza osservativa, la linea offerta dagli obiettivi concordati tra famiglia e terapista, a cui si aggiunge la domanda spesso implicita del bambino, orienta l’ascolto clinico.

Si trova ciò che si cerca, si vedono le cose per cui il nostro sguardo è regolato, per cui è importante regolare il nostro sguardo, ma è anche necessario aprirsi all’inatteso e allo sconosciuto, lasciarsi sorprendere e spiazzare momentaneamente.

Il rigore scientifico richiede spesso un atteggiamento riduzionista o di generalizzazione che scorpora l’esperienza dal suo alveo concreto, per ricondurre comportamenti, azioni e interazioni a quadri generali.

Il terapista dovrà trovare flessibilità ed equilibrio nel bilanciare le sue esigenze di «inquadramento» con l’umanità necessaria e il contatto sintonico; l’uso di riferimenti che lo aiutino a oggettivare la sua conoscenza dovrà essere bilanciato da un ampio ascolto della sua soggettività.

D’altronde, se il soggetto che percepisce non è solo un assimilatore passivo delle informazioni sensoriali, ma

struttura e impone ordine alle proprie percezioni, le organizza in una figura su di uno sfondo, la nostra attenzione

dovrà essere direzionata contemporaneamente all’oggetto e al soggetto che ascolta.

Infine chi osserva modifica l’osservato: questo è un principio base, che si impara nelle prime esperienze di tirocinio, quando l’ingenuità e la velleità a volte ci portano a credere che il nostro atto d’ascolto si possa sottrarre alla reciprocità e ci sentiamo esterni all’evento, come «alla televisione»: L’osservare non è solo un’operazione interna all’individuo, ma un atto comunicativo, per il fatto stesso che non ci si cala nel ruolo osservativo in modo neutro, bensì

lo si agisce, lo si esprime: la qualità dello sguardo, la postura, il tono, lo stesso silenzio sono forme di influenza sull’osservato. Per il fatto che non ci possiamo sottrarre mai all’esperienza comunicativa, è necessario che sviluppiamo il massimo grado di consapevolezza della possibile influenza prodotta dalla nostra posizione d’osservatori. (Ibidem, p. 118)

 

QUALE OSSERVAZIONE E QUALE SETTING

Un’osservazione psicomotoria è sempre finalizzata alla conoscenza e alla «raccolta di dati», senza i quali non sarebbe possibile elaborare alcuna strategia di intervento. Le osservazioni sono diverse (indiretta, diretta, naturalistica, condotta in laboratorio): in ambito psicomotorio l’osservazione è sicuramente diretta, cioè centrata sulle azioni dei soggetti, bambino e terapista, e si svolge nel medesimo luogo, un ambiente a metà strada tra quello naturalistico e di laboratorio (Ambrosini e Wille, 2005).

Le osservazioni si diversificano anche in base agli scopi. Si possono avere:

  1. osservazioni partecipanti e osservazioni critiche (ibidem);
  2. osservazioni partecipate e descrittive (Cartacci, 2002);
  3. osservazioni partecipanti, distaccate e differite (Berti e Comunello, 2011).1

Il primo punto dichiara le identità che contraddistinguono le osservazioni: infatti, la raccolta dei dati è regolata da

criteri che «a seconda dell’ambito teorico di riferimento, distinguono i contenuti dell’osservazione» (Ambrosini,

1996b, p. 37). Si avranno dunque osservazioni diverse in base al loro riferimento teorico. Il secondo punto affronta la

questione della forma osservativa e introduce la questione ambiente, mentre il terzo punto esamina la natura delle

osservazioni e in parte il rapporto con la conduzione. Conduzione e ambiente terapeutico non sono scindibili,

poiché la stanza di terapia2 è organizzata a seconda delle ipotesi che si formulano sulle conduzioni possibili (Ambrosini e Wille, 2005). L’ambiente psicomotorio dovrebbe offrire scenari predisposti con oggetti neutri, cioè oggetti che non inviano informazioni univoche sul loro utilizzo [...], quindi possono essere utilizzati con azioni diverse e sollecitare la Motricità [...], e oggetti simbolici, che richiamano la vita quotidiana, quali bambole e omini, mezzi di trasporto, animali… Sarebbe opportuno, non indispensabile, che questi ultimi oggetti non appartenessero alle categorie dell’industria del giocattolo, così da limitare nel bambino l’accostamento tra stanza di terapia e stanza della sua casa. (Ambrosini e Pellegatta, 2012, p. 94)

 

La scelta degli oggetti e la loro disposizione nella stanza dipenderanno poi dagli scopi dell’osservazione.

Una parte della osservazione rivolge l’attenzione anche ai parametri ambientali:

– le caratteristiche fisiche della stanza;

– gli oggetti e le loro caratteristiche fisiche;

– la presenza umana: bambino, genitori, terapista.

Le caratteristiche fisiche della stanza di terapia dovrebbero essere concepite in modo da essere accoglienti e prive di elementi stressanti e informare il bambino su una sua valenza affettiva positiva che, secondo Kaplan (Kaplan e Kaplan, 1973), è determinata da fattori di coerenza, leggibilità, complessità, mistero e identità.

La conduzione della seduta, tempo in cui l’osservazione si esplicita in modo diretto e a cui dedicheremo le righe successive, è però sempre preceduta da un’idea che anticipa i possibili avvenimenti e da un’operazione di verifica dell’accaduto successiva alla seduta. Il terapista indirizza l’osservazione diretta sia verso il bambino e le sue azioni, sia verso di sé.

Secondo alcuni autori (Ambrosini, 1996b; Ambrosini e Pellegatta, 2012), l’osservazione del comportamento del

bambino è organizzata sulla base dello schema Ambrosini e Pellegatta (2012, p. 97) e deve prestare attenzione al rapporto tra i diversi tipi di motricità, mentre l’osservazione che il terapista rivolge a sé si contraddistingue secondo due polarità: una interiore, che deriva dal rapporto persona-professionista e si costruisce nella formazione di base psicomotoria (formazione personale), e l’altra esteriore, che riguarda le modalità comportamentali e si costruisce nella formazione di base psicomotoria (vissuti corporei).

Il rapporto tra le due polarità, interiore-esteriore, si traduce in un atteggiamento posturo-motorio3 che definisce

il ruolo terapeutico dello psicomotricista e comunica al bambino che il movimento è l’area di ascolto privilegiata, nella quale si costruirà la relazione terapeutica.

L’atteggiamento posturo-motorio si esprime attraverso i canali della Comunicazione Non Verbale e della Comunicazione Verbale e orienta l’attenzione all’immagine del terapista e alla sua compatibilità con l’ambiente, all’ubicazione nello spazio, alla postura e alle posizioni, alle modificazioni della postura in relazione all’attività del bambino, alle modificazioni della posizione o della distanza in base al comportamento del bambino, alla voce e al linguaggio.

OSSERVAZIONI PARTECIPATE E DESCRITTIVE

Come districarsi nella complessità dell’atto osservativo, tra soggettività e oggettività? Come favorire una consapevolezza piena dell’esperienza dell’ascolto in un contesto terapeutico?

Se è vero che la psicomotricità fin dalle sue origini ha posto l’osservazione diretta al centro della sua metodologia, sia in ambito di ricerca che nei campi educativo e clinico, è altrettanto certo che l’evoluzione tecnologica dell’ultimo mezzo secolo ha offerto mezzi nuovi e sempre più sofisticati alle procedure osservative, e ha reso possibile un’analisi differita delle sequenze videoregistrate. Nel frattempo la concezione di una mente incorporata, l’attenzione al corpo come matrice dell’esperienza umana, ha permeato la ricerca e la pratica clinica: l’Infant research, sviluppo dell'Infant observation di origIne psicoanalitica, ha fondato il suo costrutto su una fine osservazione delle interazioni madre-bambino nel primo anno di vita; la Psicologia Umanistica , con la sua matrice fenomenologica, ha da sempre rivolto la massima attenzione ai parametri espressivi e ai canali di sensibilità che connotano l’esperienza; i termini intersoggettività e interazione nutrono i più aggiornati paradigmi clinici.

All’interno di questo processo scientifico e culturale la Psicomotricità ha dato una progressiva struttura epistemologica al suo pensiero e alle sue applicazioni cliniche, a partire dalla centralità dell’azione, sviluppando una relativa indagine semeiotica, approfondendo l’attenzione verso i parametri dell’espressività e in particolare delle sue matrici tonico-emozionali e tonico-posturali, costruendo procedure valutative generali e specifiche per età e per aree psicopatologiche.

 

Qui rivolgiamo la nostra attenzione ai principi e ai metodi generali d’osservazione psicomotoria.4

Dalla pratica e dalla riflessione in ambito psicomotorio siamo stati indotti a individuare due prospettive principali per una metodologia dell’osservazione:

– l’osservazione partecipata (o partecipe per alcuni), che ha per oggetto l’osservatore stesso e dove l’attenzione viene orientata alle sensazioni, alle emozioni, alle immagini e ai pensieri di chi osserva, i quali, resi consapevoli, potranno divenire utili elementi di lettura e di orientamento, mentre se verranno semplicemente ignorati e scotomizzati intralceranno lo sguardo decentrato rivolto al paziente;

– l’osservazione descrittiva , che si rivolge in primo luogo alle azioni e alle interazioni del bambino con il suo ambiente e il terapista (il che cosa) e in secondo luogo all’espressività corporea (il come) e ai suoi parametri principali, in una logica ricostruttiva esente da giudizio.

L’osservazione descrittiva non si distacca essenzialmente dalla prospettiva soggettiva: è sempre il soggetto che osserva, non ci si può illudere che ciò che cogliamo abbia caratteristiche oggettive. In questo caso, però, l’osservazione viene «scremata» dagli elementi più personali e interiori, per favorire una maggiore attenzione, che viene data alla base sensoriale dell’osservare (a ciò che vedo, ascolto, «tocco con mano»). Riferire un evento attraverso un’osservazione descrittiva è mettere a disposizione una serie di dati, il più possibile incolori, non interpretati, così

come appaiono. (Cartacci, 2002, p. 120).

Lo sforzo è quello di attenersi a un pensiero positivo, ovvero centrato su ciò che «si vede» e non su ciò che «non si vede», sulla mancanza: non diremo «questo bambino non fa niente», semmai andremo a cogliere in quello che fa il limite del suo fare.

I parametri che chiamiamo «ambientali», il tempo, lo spazio, gli oggetti, ci aiutano a conoscere come il bambino coglie il contesto e lo abita. Tra i parametri più «personali», il movimento, la postura e il tono rivelano prevalentemente gli elementi espressivi del soggetto che rimandano al «corpo proprio»; lo sguardo, la voce e la mimica trattengono gli elementi più fini della vita intersoggettiva.

La parola introduce un altro elemento identificativo che riguarda la particolare interpretazione che l’individuo fa

dei codici sociali.

Al termine della seduta di osservazione è necessario trascriverne i contenuti e nella nostra esperienza abbiamo trovato utile disporre di una scheda che li raccolga in modo schematico (vedi tabella 1); essa non va intesa in senso compilativo, ma può aiutare la stesura di una sintesi descrittiva, ricostruita a fine seduta, delle interazioni del bambino con l’ambiente e l’operatore; oltre ai dati anagrafici del bambino, conterrà la traccia delle sequenze

Vorremmo concludere questo articolo citando alcune considerazione di Berti, secondo il quale, se l’assunto di

riferimento è che l’osservazione del terapista si focalizza sull’azione, è necessario ricordarsi che:

– l’azione è sempre azione-in-un-contesto, azione con e per qualcuno;

– l’azione ha sempre un aspetto intersoggettivo;

– il significato non è riducibile all’attribuzione che ne fa l’attore, o alla ricostruzione della sua intenzione, ma comprende anche il modo in cui l’azione viene recepita dal destinatario o da un osservatore;

– connettere le azioni [...] dà ordine e senso all’esperienza. Questo significa costruire una narrazione e questo

avviene nella cornice del gioco;

– la terapia psicomotoria è la ricomposizione e la connessione di azioni o di frammenti di azioni attraverso l’interazione di gioco, ossia la costruzione di un senso condiviso, perché costruire una narrazione permette al bambino di restituire senso a se stesso e al proprio vissuto, cioè cambiare ed evolvere. (Berti, 1998, pp. 67-68)

 

Nome e cognome ...

Data...

Caratteristiche del contesto ...

Sequenze principali

Azioni e interazioni reali e simboliche

Tempo, spazio, materiale

Movimento, postura, tono, mimica, sguardo, voce e parole

0

 

 

 

15

 

 

 

30

 

 

 

45

 

 

 

60

 

 

 

Note....

 

1 L’osservazione diretta, quella cioè che avviene nella stanza di terapia o nell’ambito educativo, si contraddistingue come osservazione diretta partecipante o partecipata; Berti e Comunello (2011) e Cartacci (2002) introducono anche la videoregistrazione come uno dei sistemi osservativi.

2 Si parla di ambiente terapeutico, ma le cose non sono dissimili per l’ambiente educativo (Ambrosini, 1996a).

3 Le parti che seguono sono tratte da seminari di formazione condotti da M.C. Arcelloni.

4 Ulteriori contributi sull’osservazione si possono trovare in questo stesso numero, nell’articolo di G. Gison,

Procedure specifiche di valutazione.[ndr principali dell’attività, delle azioni e interazioni reali e simboliche, dell’uso del

tempo, dello spazio e del materiale, la descrizione del movimento, della postura, del tono, della mimica, dello sguardo, della voce e delle parole emerse nel contesto osservativo (Cartacci, 2002).

 

ABSTRACT

Some introductory statements on the observation process and its principles introduce a synthesis on the more specific issues related to neuropsychomotor observation: its setting, its objectives, and its parameters expressed in some explanatory charts. A comment follows on the descriptive and «participated» approach in observation.

 

BIBLIOGRAFIA

Ambrosini C. (1996a), Asilo Nido: Il ruolo educativo, Milano, Laser Edizioni.

Ambrosini C. (1996b), Criteri per l’osservazione del comportamento spontaneo del bambino in ambito psicomotorio.

In E. Brunati, E. Fazzi, D. Ioghà e F. Piazza (a cura di), Lo sviluppo neuropsichico nei primi tre anni di vita, Roma, Armando.

Ambrosini C. e Pellegatta S. (2012), Il gioco nello sviluppo e nella terapia psicomotoria, Trento, Erickson.

Ambrosini C. e Wille A.M. (2005), Manuale di terapia psicomotoria dell’età evolutiva, Napoli, Cuzzolin.

Berti E. (1998), Il gioco delle azioni , «Psicomotricità», Atti del Terzo Congresso Nazionale ANUPI, «Movimento,

Azione, Interazione», Napoli, 28-30 novembre 1997, Milano, Dega Design Group.

Berti E. (2007), Osservazione come percorso di esplorazione , «Psicomotricità», vol. 11, n. 1, pp. 5-10.

Berti E. e Comunello F. (2011), Corpo e mente in psicomotricità: Pensare l’azione in educazione e terapia

, Trento, Erickson.

Cartacci F. (2002), Bambini che chiedono aiuto: L’ascolto e la cura nella terapia dell’esperienza, Milano, Unicopli.

Kaplan S. e Kaplan R. (1973), Cognition and environment, New York, Praeger.

Zingarelli N. (2008), Il Nuovo Zingarelli minore. Vocabolario della lingua italiana , Bologna, Zanichelli