LA TERAPIA NEUROPSICOMOTORIA NEL BAMBINO CON «RITARDO PSICOMOTORIO»

 

Luca Tagliabue, Chiara Ricci, Elide Monaco, Fiorenza Broggi

Università degli Studi di Milano-Bicocca

 

SOMMARIO

Attraverso la discussione del processo diagnostico e del trattamento terapeutico riabilitativo di un caso clinico si vuole descrivere il ritardo psicomotorio inteso come descrizione del non funzionamento delle aree delle competenze motorie, di quelle comunicativo-linguistiche, cognitive o di quelle affettivo-relazionali, in maniera singola o molto più spesso «associata», come oggi è descritto più correttamente dal DSM-5 ® nel «Ritardo globale dello sviluppo».

 

INTRODUZIONE

Con il termine di sviluppo neuropsicomotorio si indica un processo grazie al quale il bambino acquisisce una serie di abilità che gli consentono di adattarsi e rispondere all’ambiente. Esse vanno dalle capacità di regolare le emozioni, muoversi e camminare (competenze posturo-cinetiche), a quelle di «capire» la realtà esterna (competenze cognitive) o di interagire con l’altro (competenze comunicative e sociali). Per descrivere lo sviluppo neuropsicomotorio, le diverse abilità emergenti sono suddivise per aree funzionali o linee di sviluppo e, se si dovesse verificare un ritardo nella loro organizzazione prima dei 5 anni, si può parlare di ritardo neuropsicomotorio, oggi più correttamente classificato dal DSM-5 ® come «Ritardo globale dello sviluppo» (si veda l’articolo di Militerni in questo numero) e si applica a bambini che sono troppo piccoli per partecipare a test standardizzati o a individui incapaci di sottoporsi a valutazioni sistematiche del funzionamento intellettivo. La diagnosi è spesso accompagnata da una specifica di:

–– ritardo psicomotorio armonico: tutti i settori dello sviluppo (equilibrio, coordinazione dinamica generale, spazio-tempo, schema corporeo ecc.) presentano un equilibrio fra loro nella manifestazione del ritardo;

–– ritardo psicomotorio disarmonico: presenta alcuni settori marcatamente meno evoluti rispetto agli altri.

 

CASE REPORT

Matteo è giunto al Servizio all’età di 28 mesi, su invio del pediatra di base, per ritardo neuropsicomotorio e difficoltà relazionali.

Anamnesi famigliare

Matteo è secondogenito di genitori italiani. Il fratello, maggiore di un anno, è affetto da Sindrome di Down.

La sorella della madre ha due figli maschi, entrambi affetti da ritardo mentale.

Non sono state riferite, invece, patologie a carico della famiglia paterna.

Anamnesi fisiologica

Matteo nasce da gravidanza fisiologica e parto distocico, indotto per gravidanza post-termine (alla 42esima settimana di età gestazionale) e viene allattato artificialmente per ipogalattia materna. Lo svezzamento è avvenuto a cinque mesi di vita.

Il ritmo sonno-veglia risulta nella norma, anche se sono state riferite a 24 mesi difficoltà ad addormentarsi in concomitanza con episodi di malattia, dopo i quali, secondo il parere dei genitori, Matteo ha modificato le sue modalità di relazione con i pari e con i genitori stessi, presentando maggiore instabilità.

Lo sviluppo neuropsicomotorio presenta l’acquisizione della deambulazione autonoma a 18 mesi; le prime parole vengono pronunciate intorno all’anno ma vi è una successiva regressione a 21 mesi, con l’interruzione dell’utilizzo del linguaggio spontaneo.

Per quanto riguarda lo sviluppo emotivo, relazionale e sociale, Matteo è stato descritto da mamma e papà come un bimbo allegro e aperto a ogni tipo di relazione. Talvolta si mostra testardo con i genitori.

Per quanto riguarda l’anamnesi patologica remota, è stato riferito un ricovero ospedaliero per gastroenterite, avvenuto a 16 mesi.

Protocollo di Osservazione e Valutazione Neuropsicomotoria

Il bambino giunge al Servizio accompagnato dalla mamma, insieme al fratello maggiore. Si separa senza difficoltà dalla figura di riferimento, salutandola e seguendo il terapista nella stanza, camminando a passi piccoli e veloci.

Matteo ha raggiunto tutte le competenze posturali: è in grado di assumere diverse posizioni autonomamente, anche se con modalità goffe e poco fluide. Il movimento è veloce, tuttavia, nei momenti di difficoltà, lo spostamento risulta lento e a scatti. È presente un lieve impaccio nell’equilibrio sia statico sia dinamico; il tono muscolare è modulabile.

Matteo non si dimostra particolarmente interessato all’attività manipolatoria, benché le competenze di manualità globale e fine siano adeguate per la sua età. La coordinazione occhio-mano si presenta anch’essa nei limiti della norma.

La produzione grafica spontanea consiste in scarabocchi, ai quali il bambino attribuisce un significato. La figura umana e di animali è di tipo cefalopode. Il tratto si presenta veloce, spesso sovrapposto.

La gestione dello spazio è casuale: Matteo non distingue i diversi spazi della stanza, non utilizza il materiale per definire uno spazio di gioco.

Inizialmente, Matteo fatica a relazionarsi con il terapista, evitandone spesso lo sguardo. Solo dopo alcune sedute, instaura un rapporto di fiducia con lui, mostrandosi disponibile.

La tolleranza alla frustrazione si presenta bassa: in particolare, davanti a una specifica richiesta che lo mette in difficoltà, Matteo chiede che sia il terapista ad agire al suo posto. La soglia della frustrazione si alza quando il bambino viene contenuto e facilitato. Nel corso della valutazione, talvolta, assume un atteggiamento oppositivo e controllante nei confronti delle richieste.

L’attività di gioco proposta e intrapresa spontaneamente da Matteo è a livello sensomotorio. Spesso il bambino necessita di essere facilitato nella scelta dell’attività da svolgere, poiché esprime diversi desideri, ed emergono scarse capacità di selezione. Durante il gioco, che è frequentemente ripetitivo e distruttivo, il bambino mostra agitazione psicomotoria. L’attività può essere frequentemente interrotta dal bambino stesso, che introduce modifiche poco coerenti con il contesto. Il mantenimento dell’attenzione condivisa su un’attività per un tempo prolungato è spesso faticoso, ed è possibile solo attraverso facilitazioni da parte del terapista. Prima di poter imitare lo schema di gioco proposto il bambino deve distanziarsi dall’altro sdraiandosi a terra e chiudendo gli occhi.

Il linguaggio verbale è il mezzo privilegiato per comunicare: il contenuto linguistico spesso è disconnesso a livello sintattico e poco comprensibile a causa di problematiche fonetico-fonologiche.

Il distacco dalla seduta è spesso difficoltoso: il bambino rimane sdraiato davanti alla porta senza mettersi le scarpe ed è necessaria la facilitazione del terapista.

All’età di 34 mesi, prima della presa in carico in terapia neuropsicomotoria, viene effettuata un’ulteriore valutazione attraverso le Griffiths Scales, il Children’s Play Therapy Instrument (CPTI) e l’ICF-CY checklist.

Le Griffiths Mental Developmental Scales mostrano un Quoziente Generale di Sviluppo di 72,85, pari a un’età mentale di 25 mesi, a fronte di un’età cronologica di 34 mesi. Il profilo di sviluppo presenta uno sviluppo disarmonico, con una caduta a livello delle competenze nelle aree motoria, della coordinazione occhio-mano e nell’area linguistica. La scala A (locomotoria) presenta un sub-quoziente di 72,1, la scala B (personale-sociale) di 79,4, la scala C (udito-linguaggio) di 63,2, la scala D (coordinazione occhio-mano) di 73,4, la scala E (performance) di 78,4 e infine la scala F (ragionamento pratico) di 70,6.

 hildren’s Play Therapy Instrument (CPTI)

Dall’analisi descrittiva dell’attività di gioco emerge la predilezione, da parte di Matteo, per attività sensoriali, esplorative e di motricità globale. Risultano assenti attività di manipolazione, giochi causa-effetto, attività di problem solving, di costruzione e di imitazione. Il gioco, intrapreso spontaneamente, non viene strutturato dal bambino: sono frequenti interruzioni ed episodi di distruzione dello stesso.

Spesso M. appare passivo nei confronti dell’attività strutturata dal terapista. Lo spazio entro il quale si svolge l’attività del bambino riguarda soprattutto l’«autosfera».

Dall’analisi strutturale dell’attività di gioco, indagando le componenti affettive, emerge un interesse per le attività sensomotorie, ma scarsa modulazione delle emozioni. Si evidenziano episodi di rabbia, aggressività, preoccupazione.

Indagando le componenti cognitive risulta assente il gioco di ruolo complesso e le stesse capacità di rappresentazione appaiono scarse.

Per quanto riguarda le componenti dinamiche del gioco prevalgono i giochi di lotta, i cui temi risultano legati alla distruzione.

Il linguaggio verbale è scarsamente utilizzato nelle attività.

 

ICF-CY checklist

Dall’applicazione della ICF-CY checklist, è emerso il prospetto di codici riassunti di seguito:

Funzioni corporee

–– b1140.2 orientamento rispetto al tempo

–– b117.2 funzioni intellettive

–– b1250.2 adattabilità

–– b1255.2 propositività

–– b144.1 funzioni della memoria

–– b147.3 funzioni psicomotorie

–– b163.3 funzioni cognitive di base

–– b320.2 funzioni dell’articolazione della voce

 

Attività e partecipazione

–– d110.10 guardare

–– d1332.33 acquisire la sintassi

–– d135.01 ripetere

–– d2105.20 completare un compito complesso

–– d3102.20 comprendere messaggi verbali complessi

–– d8803.30 gioco cooperativo condiviso

 

Fattori ambientali

–– e355+2 operatori sanitari

 

Sintesi di valutazione neuropsicomotoria

Dalla valutazione neuropsicomotoria si evidenzia un quadro di instabilità, iperattività e ritardo neuropsicomotorio disarmonico in un bambino difficilmente contattabile.

 

La diagnosi clinica

Successivamente alla valutazione, l’équipe multidisciplinare, composta da neuropsichiatra infantile e terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva, concorda per la diagnosi di Ritardo globale dello sviluppo (DSM-5 ®).

 

LA PRESA IN CARICO TERAPEUTICO-RIABILITATIVA

Progetto terapeutico-riabilitativo neuropsicomotorio

Obiettivi a breve e medio termine.

–– Favorire la regolazione delle emozioni per ridurre l’intolleranza del bambino alla frustrazione.

Strategie: partendo dalla sua attività spontanea introdurre piccole modificazioni, aumentando gradualmente la difficoltà delle richieste e utilizzando facilitazioni verbali e posturali, per sostenerlo nell’affrontare nuove esperienze.

–– Aumento dei tempi di attenzione condivisa.

Strategie: preselezione del materiale e preparazione di un setting che limiti elementi distrattori. Facilitare lo sguardo comune e la comunicazione attraverso la mediazione di materiale e immagini.

–– Favorire una migliore organizzazione della motricità globale.

Strategie: aumentare la consapevolezza del bambino rispetto ai movimenti del proprio corpo, favorendo la percezione dei diversi segmenti corporei attraverso modelli motori che presentino caratteristiche di stabilità e lentezza. Le funzioni motorie verranno sostenute in modo indiretto attraverso l’uso di mediatori quali lo spazio e gli oggetti.

–– Migliorere la coordinazione occhio-mano.

Strategie: proporre attività con materiali di diverse consistenze e fattura che stimolino l’esplorazione e l’utilizzo di modalità sia pluridigitale differenziata sia monodigitale selettiva.

–– Facilitare l’organizzazione della cornice di gioco.

Strategie: partendo dall’iniziativa spontanea del bambino, aiutarlo a organizzare l’attività assegnando ruoli, definendo spazi e regole e attraverso la selezione gerarchica del materiale da utilizzare.

–– Favorire lo sviluppo del linguaggio come comunicazione.

Strategie: attraverso la mediazione di oggetti condivisi e la loro «nominazione» favorire la definizione e la categorizzazione dell’oggetto, favorendo la manipolazione e la scoperta delle caratteristiche percettive dello stesso, la sua «metacodificazione» tramite la rappresentazione gestuale, l’uso arbitrario, l’uso immaginario.

–– Arricchire le competenze di rappresentazione e simbolizzazione.

Strategie: utilizzare diversi tipi di materiali (pennarelli, Didò, colori a dita) che favoriscono l’espressività grafo-motoria, guidando il bambino nella rappresentazione, con l’utilizzo di supporti visivi).

 

VALUTAZIONE POST-INTERVENTO TERAPEUTICO

A distanza di 31 mesi dalla presa in carico viene eseguita una nuova valutazione del paziente con gli stessi strumenti diagnostici, per decidere circa la possibile dimissione. L’età del bambino è di 65 mesi (5 anni e 5 mesi).

Il Protocollo di Osservazione e Valutazione Neuropsicomotoria

Il movimento del bambino, che risultava essere brusco e veloce nei momenti di difficoltà, appare più controllato.

Il repertorio di moduli e pattern motori si è arricchito grazie all’investimento sensomotorio dello spazio. Inoltre comincia a emergere l’interesse per attività più statiche, come quelle a tavolino.

Il bambino ora riconosce la propria immagine riflessa nello specchio e indica correttamente su di sé e l’altro le diverse parti del corpo.

Per quanto riguarda l’attività manipolatoria, si è verificato uno sviluppo delle prassie semplici e complesse, soprattutto per quanto concerne le autonomie di abbigliamento: Matteo si toglie e si rimette le scarpe da solo, sfila e infila la giacca, sistemando adeguatamente le maniche quando sono girate.

Per quanto riguarda l’attività grafica, il bambino rappresenta spontaneamente il gioco effettuato al termine della seduta. La figura umana ha una struttura molto semplice e povera di particolari, le parti del corpo sono definite dal contorno. Matteo rappresenta se stesso, il fratello, i genitori. Inoltre, realizza spontaneamente la figura del terapista e del materiale presente in stanza. Il bambino esprime il desiderio di scrivere il proprio nome, riproducendone correttamente alcune lettere.

Permane una lieve instabilità; il piccolo fatica a rimanere per un tempo prolungato sulla stessa attività, necessitando del contenimento del terapista. Tuttavia, le interruzioni dell’attività di gioco risultano essere meno frequenti.

Matteo ha acquisito anche buone capacità di attesa e di alternanza della turnazione.

Il bambino presenta ora buone capacità di differenziazione dei diversi spazi della stanza. Si interessa alla costruzione di uno spazio con il materiale, anche se tende a delegarne la realizzazione al terapista, fornendogli indicazioni.

L’atteggiamento controllante e oppositivo nei confronti dell’adulto appare diminuito. Il bambino si dimostra ora collaborante nei confronti del terapista, accettando le sue proposte di gioco.

Anche la tolleranza della frustrazione è migliorata: Matteo accetta di correggere l’errore quando è in difficoltà e nei giochi di competizione sa perdere senza arrabbiarsi o angosciarsi.

Il gioco di condivisione risulta maturato, come il gioco simbolico: Matteo crea autonomamente una cornice di gioco, ampliandola e arricchendola di modifiche spontanee coerenti con il contesto.

Per quanto riguarda l’aspetto linguistico, il bagaglio lessicale del bambino risulta arricchito, le frasi pronunciate sono complete di soggetto, verbo e complementi.

La struttura della frase è adeguata, il bambino riesce a esprimere verbalmente i propri pensieri.

Permangono problematiche fonetico-fonologiche per le quali è richiesta una valutazione logopedica. Il distacco dalla stanza risulta meno difficoltoso: Matteo accetta di terminare l’attività intrapresa quando viene annunciata la fine della seduta e collabora nel riordinare la stanza di terapia

A seguire, pubblichiamo anche la rivalutazione attraverso Griffiths Mental Developmental Scales,

Children’s Play Therapy Instrument, ICF-CY.

Griffiths Mental Developmental Scales

Il Quoziente Generale di sviluppo raggiunto è di 95, pari a un’età mentale di 62 mesi, a fronte di un’età cronologica di 65 mesi e 23 giorni. Il profilo di sviluppo presenta un andamento più omogeneo, rispetto alla precedente valutazione con lo stesso strumento. La scala A (locomotoria) presenta un sub-quoziente di 101, la scala B (personale-sociale) di 92, la scala C (udito-linguaggio) di 92, la scala D (coordinazione occhio-mano) di 105, la scala E (performance) di 92 e infine la scala F (ragionamento pratico) di 86.

Children’s Play Therapy Instrument (CPTI)

Dall’analisi descrittiva dell’attività di gioco emergono, oltre alle attività di motricità globale, precedentemente effettuate in prima scelta, attività di manipolazione, problem solving, costruzione, imitazione. Il gioco può essere strutturato dal bambino, che si dimostra ora un partecipante attivo. Il gioco si svolge prevalentemente nello spazio della «macrosfera» e della «microsfera»: le attività non si riferiscono più al corpo del bambino, ma sono rivolte agli oggetti nello spazio reale della stanza e utilizzati anche in modo simbolico.

Per quanto riguarda le componenti affettive del gioco, emerge una buona capacità di regolazione delle proprie emozioni, che risultano appropriate al contesto. Il tono affettivo espresso nei confronti del terapista risulta positivo. Il gioco di ruolo complesso risulta maturo: il bambino

è in grado di costruire diversi scenari e di inserire nella narrazione del suo gioco ruoli di fantasia, ad esempio interpretando personaggi dei cartoni animati (es.: finge di essere un supereroe...).

Il linguaggio verbale viene utilizzato nelle attività per accompagnare la narrazione.

 

ICF-CY checklist

Alla seconda valutazione mediante ICF-CY checklist sono emersi i seguenti codici:

Funzioni corporee

–– b1250.1 adattabilità

–– b320.1 funzioni dell’articolazione della voce

Attività e partecipazione

–– d1331.12 combinare le parole in frasi

–– d250.20 accettare le novità

–– d8803.10 gioco cooperativo-condiviso

 

 

RISULTATI PRE- POST INTERVENTO RIABILITATIVO

Dal confronto tra le applicazioni del Protocollo di Osservazione e Valutazione Neuropsicomotoria, prima e dopo l’intervento, è emerso un quadro di miglioramento in tutte le aree dello sviluppo. A livello posturale-motorio, la situazione di impaccio globale e di goffaggine si è modificata: ora i movimenti appaiono fluidi e maggiormente controllati.

Per quanto riguarda l’area della manipolazione, si è verificato un incremento delle prassie, soprattutto di abbigliamento, e un maggiore interesse per attività statiche al tavolino.

A livello grafico, si è effettuato il passaggio dallo scarabocchio alla rappresentazione dell’attività effettuata in seduta, con particolari contestuali, come la figura umana.

A livello neuropsicologico, sono maturate la differenziazione degli spazi e la capacità di mantenimento dell’attenzione per un tempo sufficientemente prolungato sul compito.

A livello cognitivo-relazionale, la tolleranza alla frustrazione, che era scarsa di fronte a richieste esterne, si presenta ora aumentata. Il gioco, prima ripetitivo e distruttivo, prevalentemente sensomotorio, consiste ora in attività di condivisione e giochi simbolici, proposti e strutturati spontaneamente dal paziente. Il bambino si presenta collaborante nei confronti del terapista, si sono ridotti gli episodi di oppositività.

A livello linguistico, permangono le problematiche fonetiche-fonologiche, accanto a un incremento del bagaglio lessicale del bambino.

Tali risultati rappresentano la conferma del pieno raggiungimento degli obiettivi del progetto terapeutico.

Il profilo di sviluppo emerso dalla seconda applicazione delle Griffiths Mental Developmental Scales ha presentato una minor disarmonicità rispetto alla prima valutazione (figura 1)

La scala A (locomotoria), che alla valutazione preintervento riportava un sub-quoziente di 72,1, alla seconda applicazione riporta un punteggio di 101. La scala B (personale-sociale) è passata da un sub-quoziente di 79,4 a un sub-quoziente di 92. La scala C (udito-linguaggio) da un sub-quoziente di 63,2 è passata a un sub-quoziente di 92. La scala D (coordinazione occhio-mano) è passata dal sub-quoziente di 73,4 al sub-quoziente di 105. La scala E (performance) che riportava un sub-quoziente di 78,4, presenta ora un sub-quoziente di 92. Infine, la scala F (ragionamento pratico) è passata da un sub-quoziente di 70,6 a un sub-quoziente di 86. Da questi risultati, sono emersi progressi in tutte le aree indagate; l’incremento ha riguardato in particolare l’area del linguaggio e quella della coordinazione occhio-mano.

Si conclude che il Quoziente Generale di Sviluppo raggiunto alla prima applicazione dello strumento era di 72,8 pari a un’età mentale di 25 mesi, a fronte di un’età cronologica di 34 mesi. Il Quoziente Generale di Sviluppo ottenuto, invece, con l’applicazione post-intervento dello stesso strumento è stato di 95, pari a un’età mentale di 62 mesi, a fronte di un’età cronologica di 65 mesi.

Dal confronto fra le due applicazioni del Children’s Play Therapy Instrument è emerso un quadro di miglioramento riguardo al livello del gioco intrapreso. Si evidenzia, infatti, il passaggio dalla predilezione per attività prettamente sensomotorie ed esplorative all’interesse per attività di manipolazione, problem solving, classificazione, costruzione e giochi simbolici. Dalla prima applicazione emergeva che Matteo poteva iniziare spontaneamente un’attività senza essere in grado di strutturarne una cornice condivisa. Attualmente, invece, il bambino è in grado di strutturare un’attività complessa. I momenti di isolamento, interruzione del gioco e distruzione si sono ridotti. Il bambino, da partecipante passivo, diventa partecipante attivo del suo gioco, che assume le caratteristiche del «gioco di ruolo» maturo.

Inserisce nuovi elementi e personaggi, come quelli dei cartoni animati e delle favole, finge di essere un esploratore, un poliziotto, un supereroe. Scompare la caratteristica distruttiva del gioco della lotta. Il bambino, prima spesso isolato e inibito, diventa ora cooperativo e collaborativo, instaurando una relazione positiva con il terapista (figura 2).

Per quanto riguarda l’applicazione dell’ICF-CY chec-klist, è emerso un quadro di miglioramento in tutti i campi indagati. Nella seconda valutazione, infatti, sono risultati assenti i seguenti codici relativi a «Funzioni corporee», che si erano riscontrati, invece, nella prima applicazione dello strumento: b1140.2 (orientamento rispetto al tempo); b117.2 (funzioni intellettive); b1255.2 (propositività); b144.1 (funzioni della memoria); b147.3 (funzioni psicomotorie); b163.3 (funzioni cognitive di base). I codici b320.2 (funzioni dell’articolazione della voce) e b1250.2 (adattabilità) si sono modificati nella seconda applicazione, la quale ha riportato i codici b1250.1 (adattabilità) e b320.1 (funzioni dell’articolazione della voce), indicando, in questi campi, un passaggio dal qualificatore «2» al qualificatore «1». Inoltre, sono venuti meno i seguenti codici relativi ad «Attività e partecipazione»: d110.10 (guardare); d1332.33 (acquisire la sintassi); d135.01 (ripetere); d2105.20 (completare un compito complesso); d3102.20 (comprendere messaggi verbali complessi). Il codice d8803.30 (gioco cooperativo condiviso), che emergeva dalla prima applicazione dell’ICF-CY checklist, si è modificato nella valutazione post-intervento, dalla quale è emerso il codice d8803.10, dunque un passaggio dal qualificatore «3» al qualificatore «1» in questo campo. Per quanto riguarda il dominio «Attività e partecipazione» è utile anche sottolineare la presenza di due nuovi codici, emersi durante la valutazione post-intervento: d1331.12 (combinare le parole in frasi) e d250.20 (accettare le novità). Il primo si riferisce alla produzione linguistica del bambino che, essendosi arricchita a livello lessicale, presenta ora problematiche rispetto alla formulazione di frasi. Il secondo, accettare le novità, caratterizza l’atteggiamento oppositivo di fronte alle richieste complesse, emerso nel corso del trattamento e riportato anche nel Protocollo di Osservazione e Valutazione Neuropsicomotoria.

In riferimento al dominio «Fattori ambientali», è risultato assente, alla valutazione post-intervento, il codice e355+2 (operatori sanitari): è avvenuta, infatti, la dimissione del paziente dal percorso terapeutico riabilitativo, per il raggiungimento degli obiettivi del progetto.

 

 Verifica del progetto riabilitativo neuropsicomotorio

Dalla verifica del progetto riabilitativo e dalla valutazione neuropsicomotoria e neuropsichiatrica si evidenzia che tutti gli obiettivi del progetto terapeutico-riabilitativo sono stati raggiunti. Si concorda quindi con i genitori la dimissione dalla terapia neuropsicomotoria e si propone una presa in carico logopedica per i disturbi foneticofonologici.

 

CONCLUSIONI

La terapia neuropsicomotoria ha utilizzato strategie che hanno permesso a Matteo, che mostrava una difficoltà nell’organizzazione delle diverse aree funzionali espressa attraverso il ritardo di sviluppo di abilità, di potenziare le sue capacità motorie, psichiche, cognitive e sociali. Ha aiutato il bambino a utilizzare strumenti di comunicazione per condividere con il terapista una gamma sempre più ampia di emozioni. In terapia Matteo ha realizzato nuove esperienze che gli hanno permesso di apprendere e di modificarsi con l’aiuto del terapista che lo ha sostenuto nel percepire e superare i suoi limiti, sperimentando livelli di frustrazione tollerabili.

 

ABSTRACT

The article discusses the diagnostic process and the therapeutic rehabilitative treatment by way of

a clinical case study. It proposes a description of psychomotor delay, meaning the description of

non-functioning motor skills, communicative and language skills, cognitive or affective-social skills,

both singularly or more frequently «associated», that the DSM-5® now more correctly describes as «Global Developmental Delay»

 

BIBLIOGRAFIA

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